V Quaresima

Sarebbe interessante sapere se alla domanda “Chi vuole morire per vivere?”, qualcuno alzerebbe la mano per dire “Io! Io!”, come quando ci si contende un ambito premio. Il Vangelo della V domenica di Quaresima si propone a noi con questa ardita provocazione. (“Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se, invece muore produce molto frutto” - Gv 12, 24). La risposta naturale e spontanea sarebbe in un interessante “manco morto!” (giusto per rimanere in tema! =) ). Eppure forse anche dietro questa pesante e impegnativa sfida si nasconde una buona notizia, una chiamata alla vita. È bello, rassicurante e rincuorante riconoscere che perfino Gesù ha fatto fatica a dire il suo sì al Padre fino in fondo. La seconda lettura ci dice, infatti, che “offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte” (Eb 5, 7) ma… non è finita qui, perché continua così: “per il suo pieno abbandono a Lui, venne esaudito”. Ecco allora la chiave all'apparente tremenda domanda iniziale. Gesù ha imparato ad affidarsi totalmente al Padre, riconoscendo che poteva fidarsi di Lui in ogni cosa che gli capitava, anche se non comprendeva forse bene il senso di tutto. Ha respirato talmente tanto amore da parte del Padre che sapeva che non lo avrebbe deluso e che dietro un'apparente fine, la morte, ci sarebbe stata una sconvolgente novità, la risurrezione. Non è facile fare spazio a questo Dio così diverso dalle nostre logiche che ci chiede di non gestire da noi le fatiche, le delusioni, i momenti di crisi (e pensiamo a quanto oggi sia tragicamente forte questo per tante famiglie e per motivi diversi) ma di abbandonarci nelle sue mani di Padre che vuole il nostro bene. Questa è la vera morte: lasciar fare a Dio il suo compito di Padre e a noi il nostro, di figli amati e custoditi.

sr Marta



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